Vino Trento DOC Metodo Classico Altemasi Brut Millesimato

Vino Trento DOC Metodo Classico Altemasi Brut Millesimato

Altemasi è la linea Metodo Classico di Cavit, frutto delle uve ottenute da vigneti dei “masi alti”.

Questo Metodo Classico è un blanc des blancs, da uve Chardonnay in purezza, normalmente oggetto di una sosta sui lieviti di circa 48 mesi.

Il millesimo 2005, di eccellente qualità, ha indotto il produttore ad osare ciò che mai era stato osato, vale a dire una lunghissima sosta sui lieviti, abitualmente mai superiore a 60-72 mesi anche nelle due Riserva prodotte, Graal e Pas Dosè. La presa di spuma è stata avviata infatti in primavera del 2006 e la sboccatura è avvenuta esattamente 120 mesi dopo, nel 2016. Poche centinaia di magnum sono state prodotte, escludendo il formato da 750 cl.

E’ mia convinzione che non si debba mai degustare in tempi vicini a quelli di sboccatura, ritenendo molto importante la successiva sosta in vetro, soprattutto quando si tratta di cuvee importanti, quindi eccoci qui, circa due anni dopo.

E’ un sottile sospiro quello che ottengo estraendo il tappo a fungo, in perfetto stato ed odoroso di frutta secca e crema pasticcera.

Nel bevante verso un vino color oro, luminosissimo e vivace, con mousse contenuta e bollicine piccolissime, di estrema finezza, anche se non numerosissime, come è giusto che sia, stante che il tempo, tanto tempo, le rende sì di piccolissimo calibro, ma ne riduce il numero e la velocità di risalita.

Naso dolce, in cui si rincorrono sbuffi di torrone, arachidi e pasticceria.

Rotazione misuratissima, per non disperdere effervescenza, ed un naso che si apre progressivamente a fiori di tiglio e miele d’arancia, scorza di cedro candita, ananas sciroppato, focaccia, panettone, nocciola e mandorla tostata, pan brioche, burro di arachidi, crema pasticcera, torta millefoglie.

Dopo un paio di minuti il vino, con l’aumentare della temperatura, si apre agli effetti dell’autolisi del lievito(autodistruzione enzimatica delle cellule del lievito per assenza di nutrimento, causa la trasformazione dello zucchero di canna del “tirage” in alcol e gas carbonico):panino e plum cake all’uvetta, uvetta passa e sotto spirito, lievissima ossidazione, cenni di brandy invecchiato, di cognac, zuppa inglese.

Altra rotazione ed il cacao dolce, il cioccolato al latte, la vaniglia, la liquirizia dolceaprono un mantello raffinatissimo, quasi impercettibile, che si stende su tutto il bevante.

Se si trattava di un esperimento su uve di eccellente qualità, lo considero strepitosamente riuscito, almeno per quanto riguarda vista ed olfatto, che sono di squisita finezza.

Verso ancora un po’ di vino per riattivare l’effervescenza e l’effetto della mousse sulle labbra è assolutamente delicato, carezzevole, quasi pannoso.

Il vino entra in bocca secco ma non secchissimo, di misuratissima sensazione pseudo calorica e con effetto tattile del gas carbonico più simile al solletico che ad una pungenza, ancorché misurata. Non posso che ripetere quanto detto sopra e cioè che, dopo 10 anni di sosta sui lieviti, se il vino non ne è uscito distrutto, cosa possibile solo con eccelsa qualità della materia prima e della tecnica spumantistica, non è l’effetto tattile dell’effervescenza, né l’acidità, la cifra distintiva, quanto la sua incredibile eleganza e complessità.

Si muove in bocca delizioso, richiamando marmellate di agrumi, frutta esotica matura e sciroppata, pasticceria, frutta secca, gocce di distillato, zucchero filato, con chiusura decisamente lunga, a ricordare cacao dolce, caramella d’orzo, vaniglia, pop corn.

Gustativamente è di assoluta eleganza, di ricca ed articolata soddisfazione, su parametri che sono quelli di un grande vino, le “bolle” sono solo un aspetto, certo non il più rilevante, della sua incredibile personalità. Questo ne fa un vino non per tutti e non è solo un discorso economico, quanto la necessità di vista, naso, gusto decisamente evoluti e consapevoli del significato dell’autolisi.

Non vi tedio con gli abbinamenti, più che altro per la consapevolezza della ormai pressoché certa irreperibilità sul mercato di questa strepitosa “Cuvee de Prestige”, stante la ridottissima quantità di magnum prodotte.

A me ed ai miei amici ha fatto deliziosa compagnia con antipasti di pescato: crema di dentice, baccalà mantecato ed alla cappuccina, salsa di granchio, gamberoni al vapore, cappesante gratinate.

Il marriage, anche per l’eccellente qualità del food, è stato da ricordare.